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Intelligenza artificiale a scuola: cosa cambia con i decreti attuativi italiani sull’AI Act

Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, due schemi di decreto legislativo in materia di intelligenza artificiale. Si tratta di provvedimenti attuativi della Legge italiana sull’IA n. 132/2025, collegata al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, il cosiddetto AI Act.

Il quadro normativo: AI Act, Legge italiana sull’IA e decreti attuativi

Il punto di partenza è il Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act. È la norma europea che disciplina lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale.

Per le scuole è particolarmente importante l’art. 4 dell’AI Act, che impone a fornitori e utilizzatori di sistemi IA di adottare misure per garantire un livello adeguato di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale al personale e alle persone che utilizzano questi sistemi per loro conto.

Accanto al regolamento europeo, l’Italia ha approvato la Legge 23 settembre 2025, n. 132, che contiene principi e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale. I decreti del 10 giugno 2026 servono proprio ad attuare questa cornice normativa.


AgID e ACN: chi controllerà l’intelligenza artificiale in Italia

Uno dei passaggi principali riguarda l’individuazione delle autorità nazionali. AgID, cioè l’Agenzia per l’Italia Digitale, diventa l’autorità nazionale di notifica, si occuperà cioè della parte più legata alle procedure di conformità: valutazione, accreditamento e monitoraggio dei soggetti che potranno verificare se determinati sistemi di IA rispettano le regole previste. ACN, cioè l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, diventa invece l’autorità di vigilanza del mercato e punto unico di contatto con l’Unione europea.

L’IA entra stabilmente nella formazione scolastica

Secondo quanto riportato in relazione agli schemi di decreto approvati il 10 giugno 2026, si prevede un rafforzamento ulteriore del ruolo dell’IA nella scuola. In particolare, è previsto l’aggiornamento delle Linee guida STEM e delle Indicazioni nazionali, con riferimento all’uso consapevole, critico, responsabile ed eticamente orientato degli strumenti di IA generativa.

Questo passaggio è rilevante perché l’intelligenza artificiale non viene considerata solo come un “software” o come uno strumento tecnico, ma come una competenza trasversale: riguarda il metodo di studio, la produzione di contenuti, la verifica delle fonti, la valutazione, la cittadinanza digitale, l’etica, la tutela dei dati e la responsabilità personale.


Formazione del personale scolastico

Già oggi è ufficiale il piano da 100 milioni di euro previsto dal D.M. 219/2025 e dall’avviso MIM del 27 marzo 2026 per la costituzione di snodi formativi territoriali sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scuola. Secondo le anticipazioni sullo schema di decreto, è previsto un ulteriore stanziamento di 100 milioni di euro, a valere sul Programma Nazionale “Scuola e Competenze 2021-2027”, per la formazione dei docenti sui temi dell’abuso di social media, piattaforme digitali, ambienti relazionali basati su IA, opacità algoritmica, rischi educativi e condizionamento dei minori.

I sistemi IA ad alto rischio nella scuola

L’AI Act considera ad alto rischio alcuni sistemi IA utilizzati nell’istruzione e nella formazione professionale. Non tutti gli strumenti IA usati a scuola sono automaticamente ad alto rischio. Un chatbot usato dal docente per preparare una bozza di attività didattica non è la stessa cosa di un sistema che valuta automaticamente gli studenti o orienta decisioni su ammissioni, percorsi, livelli o prove d’esame. La distinzione è fondamentale. Le scuole dovranno imparare a classificare gli strumenti: strumenti generici, strumenti didattici, strumenti amministrativi, strumenti che trattano dati personali, strumenti che possono incidere sui diritti degli studenti.


Privacy, minori e controllo umano

Nella scuola il tema IA non può essere separato dalla privacy. Gli studenti sono spesso minori; molti dati trattati in ambito scolastico possono essere delicati; gli strumenti digitali sono spesso forniti da soggetti esterni.

Prima di utilizzare piattaforme IA, la scuola dovrebbe verificare chi è il fornitore del servizio Ai, dove e come vengono trattati i dati; quali dati vengono inseriti; se i dati sono usati per addestrare modelli; se esiste un contratto o una nomina a responsabile del trattamento; se è necessaria una valutazione d’impatto. Ovviamente il Regolamento di Istituto che norma l’uso dell’Intelligenza Artificiale diventa obbligatorio e fondamentale.

Le sanzioni: cosa rischiano le scuole

L’AI Act prevede sanzioni molto elevate. Per le pubbliche amministrazioni, e quindi anche per le scuole statali, l’AI Act demanda agli Stati membri la definizione della misura in cui le sanzioni amministrative pecuniarie possono essere applicate ad autorità e organismi pubblici.

Tuttavia, anche prima di arrivare alla sanzione economica, le conseguenze possono essere rilevanti: ordine di cessare l’uso di un sistema, prescrizioni correttive, richiesta di documentazione, contestazioni da parte delle autorità, obbligo di modificare procedure, informative, contratti e misure di sicurezza. Il rischio diventa perciò anche quello di usare strumenti IA senza averli valutati, senza regole interne, senza formazione del personale, senza informare correttamente le famiglie e senza garantire un controllo umano effettivo.

In conclusione

L’intelligenza artificiale è già entrata nella scuola, spesso prima ancora delle regole. Gli studenti la usano, i docenti la sperimentano, le piattaforme didattiche la integrano, gli uffici iniziano a incontrarla nei servizi digitali.

I decreti attuativi italiani, insieme all’AI Act, alla Legge 132/2025, alle Linee guida MIM e al D.M. 219/2025, confermano una direzione precisa: la scuola deve passare dalla sperimentazione spontanea alla gestione consapevole e documentata.


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